ROMA
Per adesso la Fiat non esce da Confindustria e neppure dal contratto dei metalmeccanici. Al termine di un incontro durato tre quarti d’ora in una sala della Farnesina, il leader degli industriali Emma Marcegaglia è riuscita - almeno per il momento - a convincere l’ad della Fiat Sergio Marchionne che non c’è contraddizione tra le esigenze del gruppo e la permanenza nel sistema Confindustria. «C’è la volontà reciproca - ha detto Marcegaglia - di trovare nel più breve tempo possibile una strada per cui Fiat, rimanendo all’interno del sistema Confindustria, possa mantenere i suoi obiettivi di produttività e di competitività indicati nel contratto di Pomigliano. Ci siamo dati un tempo breve per arrivare a una soluzione e siamo entrambi fiduciosi che possiamo farlo». Stessa musica - con un importante distinguo - anche da Marchionne: «È un impegno comune. Cerchiamo di trovare una soluzione, anche per il bene del paese siamo disposti a fare quello che è necessario per mandare avanti il piano di Fabbrica Italia». Ma ecco l’avvertimento: «Io ed Emma siamo convinti che riusciremo a trovare una soluzione nel contesto di Confindustria. Se poi non ci arriviamo c’è sempre un piano B. Per ora parliamo del piano A, che è più importante».
Il piano A è una soluzione fortemente voluta da Confindustria, che certo non poteva accettare l’uscita della Fiat da Federmeccanica: sarebbe stato l’avvio di una vera e propria valanga, il semaforo verde a una fuga di massa dall’associazione. Così, il piano A prevede un’integrazione del vigente contratto dei metalmeccanici da parte dei sindacati firmatari (non la Fiom-Cgil) con un articolo: la possibilità che i contratti aziendali deroghino al ribasso rispetto al contratto nazionale. Una volta sancita l’aggiunta, l’accordo di Pomigliano (che prevede condizioni diverse su orario, turni, straordinari, assenze per malattia) dovrebbe essere al riparo da problemi giuridici. Non necessariamente dalla conflittualità, però.
Per Marchionne tutto ciò non è un attacco ai diritti dei lavoratori: «Parliamo onestamente - ha detto - prima i doveri, poi arrivano i diritti, dei doveri non ce ne ricordiamo mai. Vogliamo governare gli stabilimenti, questa non è una cosa oscena. Qui in Italia sembra che stiamo parlando della luna». Dobbiamo gestire un’azienda - ha proseguito Marchionne - e non possiamo farlo un giorno sì e un giorno no, a singhiozzo, oggi con l’80% della gente e il 20% il giorno dopo». Insomma, ha spiegato, «dobbiamo assicurarci che ci sono le condizioni per cui quelli che non sono d’accordo non blocchino la maggioranza dei dipendenti della Fiat», e la maggior parte dei sindacati, «che si sono allineati e ci stanno aiutando».
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